Grazie Marcella per aver posto temi di contenuto (che io non avevo affrontato) e che meritano senz'altro un
approfondimento. E grazie per aver voluto rispondermi.
Il Paese è certamente fermo da 20 anni ed è
necessario sbloccarlo. Penso che sia utile uno sforzo nazionale comune e per questo non capisco
come Renzi e la maggioranza del PD invece che costruire un percorso di
convergenza tra politica e società, istituzioni e soggetti economici, imprese e
sindacati, giochi preferibilmente il terreno della separazione e della
contrapposizione. Non lo capisco e non mi piace. Poi, molte delle cose che dici
sono vere: le resistenze difensive, la necessità di innovare, le tentazioni
corporative di qualche categoria sindacale… Ma non si può dire (a mio parere) che un’organizzazione di 3
milioni di iscritti, più 3 dei pensionati (iscritti, non voti elettorali) sia una corporazione. Su questo non riesco proprio a convenire: la Cgil
è un sindacato generale (lo è sempre stato) a “vocazione maggioritaria” direste voi: abbiamo al nostro interno operai, impiegati, quadri, precari,… immigrati,
ecc. Lo dice la nostra storia,
prima di tutto. Che la Cgil sia un sindacato che vuole lo scontro per lo scontro è
una caricatura…Davvero il problema è quello di superare la cultura del conflitto? io credo che il problema sia quello di come si ricompongono le diversità di interessi, non di fingere che il mondo del lavoro sia un tutt'uno omogeneo. Ci sono anche in ogni famiglia conflitti da aspettative e interessi diversi... il punto è risolverli in maniera armonica. Se il modello è la Germania pronti a ragionare. Ma non è vero che l'art. 18 che verrà fuori dal Jobs Act è lo stesso che c'è in Germania perché lì il sindacato è chiamato a dare un parere sulla fondatezza delle ragioni di licenziamento: è la prima cosa che il giudice verifica se c'è un ricorso. Lì c'è la mittbestimmung da decenni e qui la Confindustria non vuole nemmeno sentir parlare di partecipazione... Su questo punto se Renzi dedicesse di proporre a Confindustria e sindacati di sperimentare forme regolate di partecipazione (previste dalla Costituzione) farebbe davvero una cosa innovativa. Dubito che la faccia perché spiazzerebbe Confindustria e la cultura italiana dell'imprenditore libero da vincoli. Una delle differenze tra "lib" e "lab": la cultura "lib" non avrebbe certo scritto l'art. 1 e l'art. 4 della costituzione. Tantomeno il 46.
Certo, c’è un problema di rappresentanza da
rinnovare a partire dai luoghi di lavoro. Certo, la frammentazione del mercato del
lavoro (magari fosse duale tra garantiti e non garantiti!!! Anche questa è una
caricatura) ha indebolito la capacità di rappresentare attraverso la
contrattazione. E otto anni di crisi hanno indebolito anche la contrattazione
per quelli che il lavoro ce l’hanno o ce l’avevano. Certo è necessario un
rinnovamento del sindacato (e della Cgil), anche una verifica delle tessere e dei voti; ma non una sua emarginazione come rappresentante di interessi collettivi. Al contrario: proprio
di fronte alla crisi andrebbero chiamati (se non dal Governo da chi?) tutti i
soggetti sociali e proposti loro obiettivi da condividere e richiesti loro
comportamenti coerenti e comuni da assumere. Come fece Ciampi. Tutte le organizzazioni economiche e sociali, non solo Confindustria e le
altre associazioni di imprese (come fa Renzi). La presa di distanza dalla Cgil a
prescindere non la capisco (a meno che non abbia ragione Cacciari e che cioè
sia una scelta politica lucida per spostare l’asse del PD fuori dal mondo
laburista). Ma allora io che c’entro con questo PD? (Paolo dice: aspetta che cambi la maggioranza nel PD del dopo Renzi. Ma io sono un funzionario della Cgil, ho una certa età, e vado in barca a vela: non posso fermarmi ad aspettare che cambi il vento... la Cgil non è paragonabile a una minoranza PD, per cultura, peso, storia).
Attenzione anche alla concertazione. In una
prima fase (prima metà anni ’90) ha salvato il paese dalla bancarotta. Negli
anni successivi forse ha determinato una rendita: il famoso diritto di veto… Ma
la concertazione è stata abolita in forma scritta nel 2001, dal Governo
Berlusconi e da Sacconi con il famoso Linro Bianco. Renzi ha "cancellato" una cosa
che non c’era più da 12 anni… (del resto, gli ho sentito dire che era
orgoglioso di aver pedonalizzato lui Piazza della Signoria e so che è abituato a spararne di
grosse). La verità è un'altra. Negli anni 2000 Berlusconi ha cercato di
dividere il sindacato e di marginalizzare dal confronto politico e dalla
contrattazione (i famosi accordi separati sottoscritti dal Governo) la Cgil.
Arriva un Governo PD e cosa dice? che se la Cgil vuole incidere sulle decisioni
della politica deve far eleggere qualcuno in Parlamento? Non credo sia solo un
problema di ignoranza…
Da giovane mi è capitato di finire al
Ministero del Lavoro quando c’era Donat Cattin, in vertenze complicate. Davvero, Marcella, non avrebbe mai usato verso il sindacato le parole che usa Renzi. E
non perché difendeva le corporazioni ma perché la cultura del lavoro cattolica
(quella solida) poteva anche non condividerne le politiche ma non negava la
funzione dei corpi sociali intermedi. Aveva un'idea ricca della democrazia e della politica! Qui torniamo alla trasformazione della forma
partito che è in atto e di cui ho chiacchierato già con Paolo. È la forma
populista della democrazia e del partito che non tollera corpi intermedi che si
collocano tra leader ed elettori. Non c’entrano le “corporazioni”. Tra l’altro, ti prego di credere Marcella,
che Renzi le lobby le ascolta eccome, a cominciare da quelle di Confindustria…
Se devo fare una sintesi, io la vedo così: dopo le primarie vinte da Renzi non c’è più un partito di massa con una matrice culturale laburista oggi in
Italia (ed è la prima volta che accade dalla caduta del fascismo); il leader PD
(nonché capo del Governo) prende le distanze da quella cultura ad ogni occasione
per raccogliere consensi a destra (come dice Cacciari); il PD si sta
trasformando in un comitato elettorale del leader e il Parlamento in un luogo
in cui si approvano le scelte del Governo (sostenute e sollecitate dal
Presidente della Repubblica). Non sono trasformazioni (reali e costituzionali) da
poco. E non sono innovazioni che mi piacciano. Non riesco infatti a capire
perché il PD debba indurre qualche milione di persone che ci hanno creduto a non votarlo più…
Pensa, Marcella, che quando Renzi dice che
l’emergenza in Italia sono la “crescita e il lavoro” dice quello che la Cgil ha
sostenuto contro il Governo Monti 2 anni fa. Ma persino Monti dedicava un
minuto del suo tempo a discutere con i sindacati e non li demonizzava o li
ridicolizzava.
La cosa che mi infastidisce e preoccupa è
che sindacato, PD e Governo pensano la stessa cosa e non riescono (a Roma) a
concordare uno straccio di strategia comune… Spero che a Ferrara e in Emilia le
cose siano diverse.
Poi, i contenuti delle leggi, le cosiddette
riforme, si discutono e spesso ci sono pezzi che vanno bene e pezzi che non
vanno bene a ciascuno di noi. Non è questo il punto.
Scusami dello sfogo ma non sopporto che qualcuno disperda consapevolmente, per il suo solo tornaconto personale, il patrimonio culturale e politico "di famiglia".
Un abbraccio e buon lavoro,
Gaetano
Nessun commento:
Posta un commento